mercoledì 21 settembre 2022

Mia moglie in Namibia da sola...

"Amore, mi senti?". Dal PC di Bruno si sentiva la voce di Martina.

"Sì, tesoro, ti sento perfettamente", rispose Bruno guardando la sua giovane moglie allo schermo.
"Siamo finalmente arrivate al villaggio, e tutto è pronto per il matrimonio di dopodomani. Due settimane sono già passate, ne manca solo una e finalmente ci potremo rivedere nella nostra Treviso.

Bruno le sorrise, tristemente consapevole del fatto che non si vedevano da 14 giorni. Improvvisamente Tuli, una delle migliori amiche di Martina all'università, la aveva invitata al suo matrimonio in Namibia con altre due ragazze, Nadia e Vanessa, che facevano parte di un gruppo inseparabile.

Tuli si era innamorata di un indigeno Himba e il matrimonio era stato organizzato nel villaggio del ragazzo, nella parte settentrionale della Namibia.
Come fosse possibile che Tuli avesse deciso di abbandonare la vita di città in un paese occidentale per trasferirsi in Namibia era inspiegabile per Bruno, ma Martina aveva approvato la scelta della sua amica.

Martina aveva 27 anni ed era sposata con Bruno da 2. 
Lei e le altre invitate avevano trasformato il viaggio in Namibia per il matrimonio in una vacanza di quattro settimane, comprensiva di safari fotografico. Bruno all'inizio non era favorevole all'idea di sua splendida moglie in Africa senza di lui, ma poi aveva capito l'importanza del legame tra le amiche e non si era opposto.

Accompagnandola all'aeroporto l'aveva salutata e le aveva rivolto un ultimo sguardo, ammirando i suoi lunghi capelli biondi, legati in una coda, e lo splendido sedere che riempiva i pantaloncini corti, che lasciavano vedere buona parte delle lunghe gambe della ragazza.

Per Bruno, resistere alla prima settimana senza  Martina si era rivelato abbastanza facile: una o due volte al giorno si sentivano e vedevano con una videochiamata, durante la quale lei lo aggiornava sulla vacanza nelle città o al mare.

La seconda settimana fu più complicata. Ci furono dei safari in diversi parchi nazionali, e il wifi non era sempre disponibile. Martina riuscì a inviare foto degli animali selvatici a Bruno e a chiacchierare con lui, rassicurandolo sulla sua sicurezza, solo un paio di volte in sette giorni.

Ma la sicurezza di Martina non era la sola preoccupazione di Bruno. Non era stato mai lontano dalla sua giovane moglie per così tanto tempo, e iniziava a deprimersi all'idea di fare a meno per altri 14 giorni della candida e morbida pelle di Martina, delle mani della ragazza intorno al suo cazzo, le sue splendide e sode tette, l'umidità della sua figa, depilata lasciando solo una striscia bionda.

Ora, finalmente Martina era arrivata al villaggio tribale, e Bruno la stava ammirando sullo schermo del suo portatile. Lei era in una sorta di ampia capanna a forma di cono e, sebbene la luce del sole entrasse solo dall'entrata, stanza era illuminata da diverse lampadine.

La conversazione continuò "Non vedo l'ora che tu ritorni, non hai idea, tesoro. Adesso sei sola?".
Martina si guardò in giro e rispose che era sola.
Bruno le disse "Ho voglia di… stare un po' con te, mi capisci?".
Martina rise "Certo, capisco al 100% quello che intendi, amore! Anch'io ne ho DAVVERO bisogno! E abbiamo fatto bene a non mettere i preservativi nella mia valigia perché, in questo momento, non ti potrei assicurare che non li userei qui in Namibia!".
"Faresti meglio a comportarti bene." continuò Bruno "Sarebbe un'ingiustizia se i tuoi desideri venissero soddisfatti e i miei no".
 
Bruno non riusciva a credere di poter scherzare su questo argomento. Sua moglie era lontana migliaia di chilometri, in Africa, con il suo spetto esotico, nord europeo, in una società patriarcale… in ogni caso, questa chiacchierata scherzosa era la prima interazione di tipo sessuale che aveva con Martina da due settimane.

"Ti conosco molto bene, amore. Sono sicura che hai già soddisfatto i tuoi bisogni da solo… O devo controllare la tua cronologia di navigazione sul web quando ritorno?" chiese maliziosamente Martina.
"OK, lo ammetto. Ma tu? Sei rimasta davvero pura tutto questo tempo?", chiese Bruno."
"Beh, una signora come me non dovrebbe parlare di certi argomenti… ma ti dirò che, in realtà, immaginare situazioni erotiche può essere più stimolante che guardare un video porno" rispose Martina.
"Se lo dci tu… Ma adesso dimmi qualcosa del villaggio. Dove sei? Com'è l'ambiente?" proseguì Bruno.
"E' come essere sbarcati su un altro pianeta" disse Martina. "E' un grande villaggio, con circa 150 persone, e come vedi vivono in tende d'argilla. L'ambiente è incredibilmente sano… Tuli dice che in quest'area non esistono praticamente malattie, nemmeno quelle a trasmissione sessuale. A parte Tuli e pochi suoi parenti, qui tutti parlano solo la loro lingua, per cui abbiamo sempre bisogno di traduzioni ".

Martina continuò: "Noi tre ragazze bianche siamo molto evidenti e non solo per il colore della pelle, ma anche per l'abbigliamento e i capelli. Qui le persone si coprono solo fino al bacino, comprese le donne, e sopra i genitali indossano minuscoli vestiti fatti di stoffa o pelle di animali. Le donne hanno tutte le tipiche treccine africane, e anche Tuli adesso ha i capelli sistemati in quel modo. Gli uomini indossano cappelli o bandane. Nadia, Vanessa ed io siamo sistemate in questa capanna, che è di proprietà del futuro genero di Tuli, che si fa chiamare Tiru. In questo periodo, lui e le sue due mogli stanno in un'altra capanna." 








"Non c'è quasi elettricità, salvo un generatore che Tuli e il suo fidanzato Rambwa hanno recuperato apposta per noi, ma pregandoci di usarlo il meno possibile perché il rumore infastidisce le pecore allevate intorno al villaggio. Per fortuna c'è una buona copertura internet, soprattutto di notte, per cui potremmo riuscire a sentirci e a vederci abbastanza spesso". 

Bruno chiese "Le donne sono nude? Hai fatto qualche foto?".

Martina rispose "Ma come? Ti ho descritto una società completamente diversa dalla nostra, e l'unica cosa che ti interessa sono le africane nude?" rispose Martina, facendo finta di essere arrabbiata.

Bruno disse "E' vero, sono un cattivo ragazzo".

Martina confermò: "Sì, sei proprio un monello... Credo che il livello di eccitazione sarà al massimo quando tornerò in Italia".

Bruno rispose "Davvero! Tra poco farò sesso con una torta di mele, come in quel film... he he he".

Martina cambiò argomento "Non so se questo aumenterà o diminuirà la tua eccitazione, ma volevo dirti che la futura genera di Tuli ci ha chiesto se, nel periodo in cui stiamo qui, noi tre ospiti siamo disposte a vestirci come le donne locali".

Il respiro di Bruno si fermò per un istante. Mentre il suo cervello cercava di metabolizzare il messaggio che Martina aveva appena detto, si accorse che il suo cazzo si stava immediatamente gonfiando, nei pantaloni. Rispose "Scusa, cosa ti ha chiesto?".

Martina accennò una risposta "Beh, lei ha detto..."

La voce di Vanessa, comparsa nella capanna, la interruppe: "D'accordo, Martina: ne ho parlato con Nadia, e abbiamo deciso che lo faremo".

Una ragazza seminuda, che indossava solo i pantaloncini e dei sandali, comparve nell'inquadratura. Vanessa aveva in mano i vestiti che, presumibilmente, le erano appena stati dati dai namibiani. I suoi lunghi capelli le coprivano appena i capezzoli. Continuò "Eravamo stufe che brontolassero per i nostri vestiti. Dobbiamo solo assicurarci che non facciano foto, cosa improbabile, e che nessuno ne parli... Hey!".



Vanessa si fermò, e i vestiti le caddero per terra. Fece per coprirsi le tette con le mani quando vide che Martina era in una videochiamata con Bruno.

"Cosa diavolo... Bruno! TU NON HAI VISTO NIENTE! Non ne parlerai con nessuno, va bene?" disse Vanessa, quasi gridando.

"Ciao, Vanessa", rispose Bruno facendo un cenno di saluto con la mano. "Sembra che faccia caldo da quelle parti", e rise.

Vanessa replicò "Ti prego, non dirlo a nessuno, e soprattutto a Otto! Il mio ragazzo diventerebbe matto se sapesse che vado in giro in topless in un villaggio africano".

Bruno fece cenno di sì, senza smettere di ridere. Vanessa uscì dalla capanna, e Martina e Bruno rimasero da soli, in una situazione un po' imbarazzante.

"Allora lo farai anche tu?" chiese Bruno.

"Non so..." rispose Martina mentre raccoglieva un capo di abbigliamento da terra. Era un pantaloncino molto ridotto. "Sarebbe un problema per te?".

"Boh... indosseresti solo quella specie di pantaloncini e dei sandali anche tu, senza neanche le mutandine? Tutti vedrebbero le tue tette...".

Il suo volto mostrava la sua preoccupazione. Ma quello che Martina non poteva vedere era l'erezione che Bruno stava avendo al pensiero di sua moglie e le sue amiche bianche che mostravano le tette a dei nativi africani.

Martina rispose "Più o meno... comunque pensavo di mettere un po' di intimo sotto, magari quel perizoma bianco, che mi coprirebbe almeno le parti più intime senza che gli africani lo trovino sgradevole".

Bruno rispose "Sembra che tu non abbia scelta, salvo voler fare la nota stonata nel coro... Per me non ci sono problemi, ma a due condizioni. Primo: devi stare sempre insieme a Vanessa e Nadine: non voglio che tu vada in giro da sola in topless in mezzo a quegli sconosciuti. E la seconda condizione... è che tu ti cambi proprio davanti a me. Lentamente".

"Sei proprio un monello, lo sai?" disse Martina a Bruno, sorridendo.

Martina si alzò, coprì l'apertura della capanna, e poi lentamente si girò verso il tablet che trasmetteva le sue immagini a Bruno, camminando lentamente verso di lui, in modo seducente.

"Vuoi vedermi fare uno strip, amore? Allora lo farò", disse Martina, iniziando una lenta danza.

Bruno si abbassò i pantaloni e iniziò a masturbarsi lentamente mentre guardava la sua splendida moglie.

Martina si tolse la T-shirt verde e, senza smettere di ballare in modo seducente, con le mani si slacciò il reggiseno. Poi fece semplicemente cadere il reggiseno, mostrando le sue splendide tette a suo marito.

"Cristo, Martina, sei davvero sexy!" disse Bruno, eccitatissimo.

"Ti piace lo spettacolo?" Chiese Martina, con una voce sexy, mentre sbottonava i suoi pantaloncini facendoli scivolare lentamente a terra.
"Sì, amore" rispose Bruno, che aveva accelerato il ritmo della masturbazione.

"Mmmhh... perché non ti metti in piedi e mostri a tua moglie cosa stai facendo? Credo che mi aiuterebbe a togliermi il perizoma".

Bruno non ci pensò due volte e si mise in piedi. Aveva un cazzo di dimensioni normali, con il quale non aveva mai avuto problemi a soddisfare una donna. Martina lo vide e commentò "Eccolo... è lui che mi manca così tanto in questi giorni!".

Bruno dovette concentrarsi per evitare di venire subito: lo spettacolo della figa di sua moglie, in cui i peli dell'inguine erano un po' ricresciuti in quelle settimane, lo stava eccitando incredibilmente.





Sembrava che Martina non avesse voglia di aiutare Bruno a ritardare il suo orgasmo: abbassò il tablet fino a terra, si mise in ginocchio e allargò le gambe in modo che Bruno potesse vedere il momento in cui Martina si inseriva un dito nella figa, già zuppa, e iniziava a gemere.

"Amore, sei sicura di quello che stai facendo?" chiese Bruno.
"Shhh," Martina lo interruppe. "Gli altri sono tutti occupati con i preparativi, e io ho davvero bisogno di un orgasmo, adesso".

Bruno continò a masturbarsi, contemporaneamente a Martina.

"Oh mio Dio, amore" gemette Martina "Ho così tanto bisogno di una  bella scopata, adesso... E camminare mezza nuda in mezzo a tutti questi uomini, come fossi una delle loro mogli, certo non mi aiuterà a non pensarci... Ohhh....".
Bruno chiese "Ti viene voglia, vedendoli?".

"Ho una fame di sesso incredibile... da due settimane, amore... Adesso sono nel mio periodo fertile, sono in un villaggio dove gli uomini indossano solo dei pantaloncini piccolissimi, sotti i quali vedo costantemente i loro grossi cazzi... Chiunque si ecciterebbe in una situazione del genere", rispose Martina, che aveva iniziato a masturbarsi con due dita.










"Amore, sei proprio una sporcacciona", gemette eccitato Bruno.

"Mi spiace, amore" rispose Martina senza rallentare "Lo so che non è giusto, ma non posso farci niente... Non sai cosa darei per averti qui vicino e farmi scopare da te".

Bruno rispose "Amore, sto per venire..."
E Martina "Fammi vedere, amore! Avvicinati alla webcam e fammi vedere come vieni!",

Bruno obbedì, puntando il suo cazzo verso la videocamera del computer. Non poteva resistere un secondo in più, ed esplose nel più intenso orgasmo che aveva avuto da diverse settimane.

"Oh, amore, quanto sperma... Sto venendo anch'io... Ohh... ". Bruno vide chiaramente le contrazioni del corpo di sua moglie.

Improvvisamente, Bruno vide qualcosa dietro Martina. Una persona aveva scostato la copertura, infilato la testa nella capanna e stava osservando Martina, ancora accasciata a terra dopo l'orgasmo.

"Amore, c'è qualcuno nella capanna!" gridò Bruno.
Martina si girò, ma fece appena in tempo a vedere che qualcuno, vistosi scoperto, si era allontanato.

"Accidenti! Che imbarazzo... era Tiru, il fuguro genero di Nadine... forse aveva bisogno di qualcosa... Hai visto per quanto tempo mi ha guardato?" disse Martina rimettendosi il perizoma e i corti pantaloncini, ma rimanendo in topless.

"Non ne ho idea", rispose Bruno, che a sua volta si stava rimettendo le mutande dopo essersi pulito il cazzo con alcuni fazzoletti di carta, "Ma immagino che si sia goduto lo spettacolo".

"Grazie, questo mi conforta" disse ironicamente Martina. "Adesso mi scollego e raggiungo le altre. Spero di non aver fatto un casino".
Bruno stava per salutarla, ma vide che Martina si era già scollegata. L'espressione arrabbiata di sua moglie lo fece sentire in colpa.
Le mandò un messaggio "Amore, mi spiace. Non arrabbiarti e stai tranquilla. Non vedo l'ora di sentirti di nuovo. Ti amo.".

Bruno appoggiò il telefono sul tavolo e iniziò a pensare alla Namibia, chiedendosi cosa stesse facendo in quel momento sua moglie, vestita solo con un minuscolo pezzo di stoffa.

Verso le 10 di sera andò a letto, ma una vibrazione dal telefono lo avvisò di un messaggio in arrivo. Martina gli scrisse "Scusa se ti rispondo solo adesso, ma siamo state impegnate. Tuli e altre donne Himba ci hanno mostrato il villaggio e i dintorni, poi abbiamo fatto una grande cena con quasi tutti gl iabitanti. Mi sembrava strano camminare in giro in questo modo (sai cosa voglio dire) e abbiamo raccolto una bella quantità di sguardi, ma non sembravano pericolosi come avremmo potuto temere. Adesso noi tre siamo nella capanna, e domani avremo molte cose da preparare per il matrimonio. Ti amo. Martina P.S. Ho bisogno che rifacciamo quello che abbiamo fatto oggi. Ti va domani notte?". 

Leggendo il messaggio, Bruno cercò di immaginare sua moglie nell'ambiente africano. La immaginò per terra, a quattro zampe, intenta a mangiare da una ciotola senza usare le posate in mezzo a donne di colore seminude, la cui pelle scura faceva risaltare la pelle di Martina.
Le sue tette erano ben visibili, circondate dai suoi capelli biondi. Alcuni uomini erano in piedi dietro di loro. Uomini vestiti solo con minuscoli stracci di pelle di zebra, leopardo o altri animali intorno al loro inguine. Nei pensieri di Bruno, i neri avevano i cazzi duri e grossi che spuntavano dalla loro striminzita copertura, e si stavano masturbando mentre si avvicinavano a Martina, che non si era accorta di nulla.

La fantasia di Bruno continuava. Le donne nere sorridevano vedendo uno dei grossi cazzi neri avvicinarsi al viso di Martina. Martina si girava, e i suoi occhi blu fissavano il cazzo nero.




Bruno si risvegliò. Era stato un sogno. Emise un sospiro di sollievo, ma subito si accorse che aveva una grossa erezione. Forse si era masturbato durante il sogno? Aveva un bisogno di sesso così disperato che il suo cervello aveva concepito delle fantasie così perverse, che riguardavano non solo gli africani, ma anche la sua adorata moglie?

E se lui avesse voluto che questo scenario si verificasse davvero? Bruno andò in balcone per prendere una boccata d'aria. No, era impossibile. Non poteva desiderare davvero una cosa del genere. Cercò di cancellare quelle immagini dalla sua mente.

Il giorno successivo Bruno si concentrò su altre cose, soprattutto il lavoro, evitando di pensare troppo alla Namibia. E un po' di whiskey lo aiutò a rilassarsi.

Il telefono di Bruno vibrò alle 9 di sera. "Ci vediamo tra cinque minuti? TI prego, mettiti in ginocchio come ho fatto io l'altra volta".

Bruno mise il portatile per terra, e si sedette a gambe incrociate davanti alla videocamera. Dopo pochi istanti, lo schermo mostrò l'ormai familiare sfondo costituito dalla capanna namibiana.

Questa volta, però, Bruno non stava guardando sua moglie, la turista occidentale, pronta per un safari nella natura africana. Stava guardando sua moglie vestita come una donna della tribù Himba, in ginocchio davanti al tablet, con le mani sulle ginocchia, le tette ben visibili, e i capelli biondi raccolti in una coda di cavallo. Bruno osservò che Martina indossava un perizoma bianco.

"Ciao, amore! Sono felice che tu ce l'abbia fatta!" disse Martina.
"Ciao, tesoro! Non avrei mai potuto deluderti, lo sai!" rispose Bruno.
"Non mi deludi mai: so che posso contare sempre su di te", confermò Martina.

All'inizio Bruno parlò della sua giornata di lavoro e Martina raccontò di aver cucinato per il matrimonio, di aver chiacchierato con le sue amiche e di aver giocato con dei bambini del villaggio.
Bruno chiese "Quindi adesso sei stanca?".
"Sì, amore, sono esausta, ma... non so come dirtelo... dopo quello che abbiamo fatto ieri, sono ancora più eccitata" rispose Martina.

Dalla voce, Bruno capì che Martina doveva aver bevuto un po'. Come lui, del resto.
Martina proseguì "So che suona strano, ma... pensavo che masturbarmi mi avrebbe fatto sfogare, e invece ho ancora più bisogno di sesso di ieri".
Bruno rispose "Ti capisco, anch'io ho la stessa sensazione. E poi, vedendoti così sexy... farei l'amore con te 24 ore al giorno, sette giorni alla settimana".

Martina arrossì e allargò le gambe in modo quasi impercettibile "Sono contenta che ti piaccia. Le donne qui camminano tranquillamente con questo abbigliamento, ma a me la cosa fa un po' effetto".

Bruno vide che lo sguardo di Martina si abbassava. Sua moglie si era accorta che, sotto le mutande, Bruno aveva già il cazzo in erezione. Bruno commentò, anche lui con la voce un po' impastata dall'alcol: "Beh, ora hai le prove: questa cosa mi eccita.".

"Amore, perché non ti togli le mutande? Io che l'ho sperimentato posso dirtelo: liberare il corpo ti fa sentire bene!", gli disse Martina in modo sensuale, leccandosi le labbra.

Bruno obbedì, e si ritrovò nudo, in ginocchio, davanti al PC portatile.

"Che bella vista..." commentò Martina e, quando vide che Bruno stava iniziando a masturbarsi lentamente, gli disse, mordendosi le labbra "Ti dispiace se mi unisco a te?".

Bruno fece cenno di no. Martina si alzò, si tolse la poca stoffa che la copriva, e poi il perizoma. Si rimise in ginocchio e la sua mano si diresse istantaneamente verso la figa, già bagnata per l'eccitazione.

"Amore, mi manca così tanto fare l'amore con te, mi mancano i tuoi baci, le tue carezze, e soprattutto il tuo cazzo!", gemette Martina iniziando a masturbarsi con due dita.

Bruno sentiva il rumore delle dita di Martina nella figa fradicia, e aveva la sensazione di sentirne l'eccitante odore. Rispose, accelerando il ritmo della sua sega "Anch'io! Mi fa impazzire l'idea che tu cammini mezza nuda in mezzo a quegli indigeni, con una voglia matta di scopare e con le tette nude!". 

Martina chiuse gli occhi e rispose "Oh, Dio... non dirlo... Mi fai eccitare ancora di più... Amore, sai quanto è frustrante, per me, vedere che tutti quei cazzi neri in continuazione?". 
Bruno disse maliziosamente "Sembra che tu non abbia bisogno del mio cazzo, amore: sembra che tu abbia bisogno di UN cazzo.".

Martina rispose "Oh, amore, è così perverso... così proibito..." Stava mordendosi le labbra. 




Poi Bruno lo vide. 
Sembrava comparso dal nulla. 
Tiru era tornato, e Bruno poteva vederlo, in piedi, dietro sua moglie, che stava continuando a masturbarsi con gli occhi chiusi".

"Mmmhhh, amore, mi piace toccarmi davanti a te... Vorrei che non fosse la mia mano a toccarmi...", disse Martina.

"Amore..." Bruno le disse, a voce bassa "Ti prego di rimanere calma, ma... è tornato. L'uomo di ieri sera è in piedi dietro di te. Proprio adesso.".

Martina rallentò i suoi movimenti e poi si fermò quasi del tutto. Aprì gli occhi, un po' spaventata, ma senza girarsi verso l'uomo. Martina disse "Vedo il suo riflesso nello schermo del tablet. Cosa devo fare?".
  
"Non farti prendere dal panico, amore", rispose Bruno, la cui erezione diventò ancora più dura. "Potresti semplicemente voltarti e dirgli di andarsene".

Bruno e Martina stavano ancora lentamente masturbandosi, quando Bruno vide che Tiru si stava togliendo la copertura di pelle di zebra.

"E' stato quello che penso?" chiese Martina, respirando affannosamente. "Dimmelo, amore: dalla mia videocamera non riesco a vedere quello che succede dietro di me".

"L-lui..." Bruno balbettò vedendo il cazzo nero di Tiru, impressionante e già in piena erezione "Lui è dietro di te, nudo. Ha il cazzo in mano. Deve essere a circa 50 centimetri dal tuo viso".

Martina respirò profondamente, e ricominciò a masturbarsi velocemente. Chiuse gli occhi e chiese a Bruno "P-puoi descrivermelo, amore?".

"Beh, lui..." Bruno faticava a rispondere. SI sentiva in una trappola, a cavallo tra eccitazione e panico. "Lui ha il cazzo più lungo e più largo del mio. Si sta lentamente toccando a pochi centimetri da te. E' un uomo molto muscoloso. Ha indosso solo una specie di bandana, e ti sta guardando."

Tiru guardò il tablet. Per un breve istante, i suoi occhi incrociarono quelli di Bruno. Non c'era malvagità nello sguardo di Tiru: solo un desiderio naturale. Lo stesso desiderio che aveva sconvolto gli ultimi giorni di Bruno e di Martina.

"Devo... Devo dirgli di andarsene?" chiese Martina.

Bruno deglutì. Il suo cervello gridava di sì, ma il suo cazzo gli impediva di dire quella semplice parola. Bruno, continuando a masturbarsi eccitato come non gli era mai successo in tutta la sua vita, chiese "Che alternative ci sono?".

"Credo che tu lo sappia", rispose Martina a voce bassa, ma in modo semplicemente sconvolgente per Bruno.

Bruno stava impazzendo. Sapeva quello che sarebbe potuto succedere. E non lo voleva. Però, allo stesso tempo, lo voleva.

"Decidi tu, amore" Bruno disse alla fine.

Martina sembrava un po' ubriaca e eccitatissima, ma era consapevole delle implicazioni che i momenti successivi avrebbero avuto sulle loro vite. Chiese a Bruno "Sei sicuro? Posso decidere quello che voglio, e a te va bene? Qualunque sia la mia decisione? Qualunque cosa succeda?".

Bruno fece una pausa. Osservò la scura, possente figura di Tiru dietro il candido, innocente corpo di Martina, in ginocchio davanti a lui. Rispose "Qualunque cosa succeda".

Martina e Bruno si stavano guardando negli occhi.

Mordendosi le labbra e senza interrompere il contatto visivo con suo marito, Martina si abbassò verso il tablet. Le sue mani toccarono il pavimento. Bruno vide che, contemporaneamente, sua moglie stava allargando le gambe, mettendosi in una posizione a quattro zampe, con il sedere rivolto all'uomo nero.

Bruno non credeva ai suoi occhi. Adesso si stava masturbando velocemente, con una sensazione mista di panico, gelosia ed eccitazione per quello che stava per succedere a sua moglie in Africa.

Tiru non ebbe bisogno di un invito. Anche se non capiva una parola di italiano, la posizione che aveva assunto Martina poteva avere un solo significato. 

Bruno stava guardando la scena con ansia, quando l'uomo di colore si mise in ginocchio dietro Martina, che guardava negli occhi suo marito. Suo marito, che non era lì con lei in quel momento.  

"Oh, Dio, amore, sento che sta strofinando la cappella  su e giù lungo la mia fessura. Oh Dio... sta succedendo davvero?" Chiese Martina aggrottando la fronte.


“Shhhh, rilassati, amore" Bruno cercava di tranquillizzare sua moglie "Sta succedendo davvero. Hai appena aperto le gambe per un altro uomo".
Martina fece cenno di sì con la testa.

Dire questa frase ad alta voce per Bruno fu come ricevere un pugno in pancia, ma gli sembrava anche una decisione coraggiosa.

“Uuuuhhhh! Cazzo! Adesso sta entrandomi dentro!". Martina improvvisamente gemette, chiuse gli occhi per concentrarsi sulle sue sensazioni. "Dio mio, Bruno. E' così grosso... Non so se posso.... Ohhhh....".

Bruno dovette smettere di toccarsi, altrimenti sarebbe venuto immediatamente. Le disse "Resisti, amore. So che ce la puoi fare. Rilassati e riuscirai a dilatarti per prenderlo tutto."

Era come se un'altra persona stesse parlando al suo posto. Non avrebbe mai pensato di aiutare sua moglie a prendere il cazzo di un altro uomo... ma stava succedendo.

Bruno guardò Tiru appoggiare le mani sui fianchi di Martina e spingerla lentamente verso di sè. Poteva solo immaginare come quel cazzo nero, senza preservativo, stava lentamente facendosi largo nella figa di Martina, e come gli umori di sua moglie stessero lubrificando il cazzo del suo amante africano, preparandolo per la fase finale.







Quando Tiru fu dentro Martina fino alle palle, l'uomo si fermò. Bruno immaginò che stesse assaporando il successo di aver profanato la figa di quella splendida donna bianca.
Martina riaprì gli occhi.
"Amore... è così grosso... Ho un cazzo senza preservativo dentro di me... e non ho preso la pillola... O Dio, amore...".

Martina stava per aggiungere qualcosa, quando improvvisamente Tiru iniziò a scoparla a fondo.

Non c'era amore né passione nei movimenti dei due. Solo un sesso primitivo e selvaggio. Il corpo del nero voleva quello della bianca, e il corpo della bianca voleva il corpo del nero.










"Oh, amore, mi sta scopando alla grande. Sta scopando la tua mogliettina. Ti prego, continua a masturbarti... mostrami che sei con me!", gemette Martina.

Bruno fece quello che sua moglie gli aveva chiesto. Ricominciò a masturbarsi, vedendo che gli occhi di Martina si chiudevano ogni volta che Tiru si spingeva a fondo dentro di lei. Sentiva i gemiti bestiali di sua moglie e del suo amante nero, mentre lui le stava dando ciò che lei aveva desiderato spasmodicamente da giorni.

Poi Tiru si staccò dal bacino di Martina. SI sollevò un po' sulle gambe, sempre rimanendo dietro la sua preda italiana, e la afferrò per la coda di cavallo, continuando a scoparla.

Martina avvisò Bruno "Amore, credo che Tiru stia per... per... per venire!".

"Va bene, amore" la rassicurò Bruno. "Lascia che succeda. Lasciati andare!"
Bruno vide che Martina si sollevava avvicinandosi al suo amante africano. Le sue tette rimbalzavano avanti e indietro mentre veniva penetrata a fondo.
Le spinte si fecero sempre più veloci e i gemiti diventarono sempre più forti.


Quando Bruno pensava che Martina non avrebbe retto un minuto di più, Tiru emise una specie di profondo ruggito, mentre le sue spinte diventavano letteralmente frenetiche. Stava venendo.

"Sta venendo! Sta venendomi dentro, amore! Lo sento!". Martina sembrava spingersi all'indietro, come se volesse accogliere il seme di Tiru il più profondamente possibile.






E anche Martina ebbe il suo orgasmo. Bruno vide il suo corpo tremare in preda alle convulsioni e la sentì gridare come mai le era successo prima.


Bruno non resistette. Con la visione di sua moglie riempita dal seme di un indigeno africano, Bruno esplose nella più grande sborrata della sua vita. Gli schizzi si sparsero per oltre un metro, arrivando dal pavimento al portatile.





Poi cadde il silenzio. Si sentivano solo i gemiti di soddisfazione di Martina e il respiro pesante dei due amanti.

Inconsapevole di quello che era successo, improvvisamente Nadia entrò nella capanna e, dopo un attimo di sconcerto, intuì. Disse "Ma cosa cazzo..." e uscì, sconvolta.



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